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MASTRAPASQUA, 25 POLTRONE ED UNA LAUREA FALSA

La laurea in Economia e commercio conseguita nel 1984 da Antonio Mastrapasqua, presidente dell’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps) e molte altre cose ancora, è falsa. O almeno è stata ritenuta tale dalla giustizia italiana. E per questo annullata. Per chi non lo ricordasse, Mastrapasqua, 54 anni, è da qualche giorno sulle prime pagine dei quotidiani per un’altra vicenda giudiziaria, un’in – chiesta che lo coinvolge in quanto direttore generale dell’ospedale israelitico di Roma.

I pm lo hanno indagato per truffa ai danni dello Stato (più precisamente della Regione Lazio con cui ha una convenzione) per rimborsi sanitari gonfiati. Inoltre giornali e detrattori gli contestano di collezionare troppi incarichi: il Fatto quotidiano ne ha contati addirittura 25, anche se l’interessato ha spiegato che non sono stati ricoperti contemporaneamente.

Torniamo alla laurea farlocca, partendo dall’ultimo atto della vicenda giudiziaria: il 4 aprile 1997 la Prima sezione penale della Corte suprema di Cassazione, presieduta da Giulio Carlucci, conferma definitivamente la pena a dieci mesi di reclusione per Mastrapasqua decisa dalla Corte d’Appello con queste parole: «È ben configurabile il delitto di falsità ideologica in relazione alla fattispecie riguardante il non veridico contenuto del verbale di esame di laurea e il rilascio del diploma di laurea, contenenti l’approvazione del candidato e la proclamazione di “dottore”».

I giudici lo condannano pure a pagare le spese processuali e un milione di lire per la cassa delle ammende. Il 18 giugno del 1996 il collegio di secondo grado era stato durissimo: «Mastrapasqua censura la genericità degli elementi di prova raccolti nei suoi confronti, si deve rilevare invece che i primi giudici hanno analiticamente indicato i fatti posti a sostegno dell’affermazione di responsabilità.

Risulta incontrovertibilmente che l’appellante non ha sostenuto alcuni esami perché le firme sui verbali degli stessi non sono degli esaminatori. Nonostante ciò Mastrapasqua ha presentato domanda per sostenere l’esame di laurea e ha conseguito il relativo diploma». La vicenda esplode nel 1985 quando viene arrestato uno studente di Economia, F. M., nell’am bito di un’inchiesta su un presunto commercio di esami universitari e in particolare quelli di Istituzioni di diritto privato e Diritto commerciale.

A gestire il mercato sarebbero tre bidelli e un’im piegata. Le indagini interne erano partite a gennaio di quello stesso anno per le voci insistenti raccolte dal rettore Ernesto Chiacchierini riguardo la possibilità di «comprare alcuni degli esami più difficili». Inizialmente vengono individuati 18 studenti che avevano denunciato lo smarrimento del libretto dopo aver dato l’esame di Diritto privato.

Tra questi Mastrapasqua. Qualcuno confessa e l’inchiesta si allarga, portando all’iscrizione sul registro degli indagati di centinaia di studenti. Il primo procedimento ad arrivare a sentenza è quello che riguarda Mastrapasqua e un’altra ventina di imputati. Il futuro presidente dell’Inps il 21 giugno 1989, su richiesta del pm Sante Spinaci, viene condannato a 2 anni e dieci mesi per falsità ideologica, falso materiale e corruzione. Gli esami che inizialmente gli vengono contestati sono Diritto privato, Diritto della navigazione e Tecnica industriale e commerciale.

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LE DATE 

Ma per quest’ultimo i giudici non ritengono sufficienti le prove anche se Mastrapasqua nel curriculum datato 19 febbraio 1983 aveva inserito l’esame tra quelli «da sostenere », mentre «invece è datato 30 aprile 1982» scrivono i magistrati. Alla fine a incastrare il grand-commis sono gli altri due esami, «in relazione ai quali », aggiungono le toghe, «anche se la chiamata di correità di E.P. (uno dei bidelli, ndr) è generica, è stata accertata la falsità attraverso il disconoscimento degli statini da parte dei docenti e il confronto tra il numero di tali statini e i numeri dei verbali di esami falsi riguardanti» altri studenti. Lo scoglio più duro, Istituzioni di diritto privato, viene, falsamente secondo i giudici, superato il 28 giugno 1982.

A questo punto della sentenza, a pagina 233, i magistrati inchiodano lo studente alle sue responsabilità: «Mastrapasqua ha allegato alla domanda di ammissione all’esame di laurea la dichiarazione falsa di superamento degli esami di profitto del corso, comprensiva di detti esami, datata 26 settembre 1984 e da lui sottoscritta, riuscendo così, avvalendosi anche delle falsificazioni del curriculum, a conseguire, con l’inganno, quella laurea per la quale ha richiesto il rilascio del diploma il 26 novembre 1984.

Il Mastrapasqua va per tanto condannato in relazione agli esami di Istituzioni di diritto privato e di diritto della navigazione per i reati di falso materiale (limitatamente alla falsificazione di verbali e statini), corruzione e falsità ideologica». La pena viene stimata in 2 anni, 10 mesi, 15 giorni di reclusione e un milione e trecentomila lire di multa. Otto anni dopo la Cassazione riduce la condanna a dieci mesi per il solo reato di falsità ideologica (laurea ottenuta con l’inganno).

Per questo potrebbe far sorridere qualcuno che il 28 ottobre 2013 preso la Facoltà di Economia e commercio della Sapienza di Roma Mastrapasqua sia stato premiato dalla sua vecchia università con il premio «Best in class» per l’anno accademico 2013-2014, istituito per «valorizzare l’impegno e la carriera» degli ex studenti che si sono «maggiormente distinti nelle attività professionali ». In realtà (vedere intervista a fianco) Mastrapasqua, nelle more del processo, si è rilaureato, con un piano di studi diverso.

Dal sito dell’Inps apprendiamo che ha scelto un indirizzo economico- aziendale e che ha preparato una tesi di Matematica finanziaria ed economica dal titolo «Aspetti matematici ed economici dei fondi pensioni ». Scopriamo pure che «è iscritto all’ordine dei dottori Commercialisti di Roma e al registro dei Revisori contabili ». Internet, però, non ci dice in che anno sia stata conseguita la laurea. Una decina d’anni dopo la condanna Mastrapasqua ha chiesto e ottenuto la riabilitazione.

NON SOLO ANTONIO 
Ma chi erano i compagni di processo del presidente dell’Inps? Il signor C. L. T., fiscalista di Frosinone, accetta di raccontare la sua vicenda in cambio della garanzia di anonimato: «Abbiamo fatto una cretinata per sbrigarci. L’università annullò le lauree di noi condannati. Io ho risostenuto i cinque esami che i magistrati ritenevano non validi e ho ridato anche la tesi. Nel 1993, prima della sentenza definitiva, mi sono iscritto all’albo dei dottori commercialisti». C’è poi P. A. il cui ricorso venne ritenuto inammissibile insieme a quello di Mastrapasqua. .

Lui non si è mai più laureato e, da imprenditore, è stato condannato a tre anni e sei mesi di carcere per il crac dell’azienda di famiglia. L’ul tima parola la offriamo all’av vocato Antonio Capitella, difensore di E. P., uno dei bidelli al centro dell’inchiesta: «Quei processi li hanno imbastiti e proseguiti per annullare le lauree, visto che le pene sono state quasi tutte inferiori ai due anni e poi sospese.
In molti casi era già intervenuta la prescrizione. Però il mio assistito mi ha rivelato che una parte di questa storia non è mai stata raccontata: Mastrapasqua non era il solo vip coinvolto. C’erano anche imprenditori che oggi stanno sulle prime pagine dei giornali ».

Questi personaggi non sono stati coinvolti nelle indagini? «No, perché il mio cliente non li ha denunciati ai magistrati. Ma quei nomi non li faremo mai. In Italia non serve fare gli eroi».

E la caccia ai falsi laureati continua.

(FONTE)

Commenti

  • Gustavo 1292 giorni fa

    Mastrapasqua si dimette!

     

    Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, ha ricevuto le dimissioni di Antonio Mastrapasqua dall’incarico di presidente dell’Inps. Lo si legge in una nota del dicastero. Mastrapasqua è al centro di polemiche sia per il numero di incarichi ricoperti che per un’indagine della Procura di Roma su presunte cartelle cliniche truccate e fatture gonfiate.

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    Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali Enrico Giovannini ha ricevuto Mastrapasqua “il quale, anche alla luce delle decisioni assunte dal Consiglio dei Ministri, ha manifestato la sua volonta’ di rassegnare le dimissioni dall’incarico”. Il governo, infatti, ricorda la nota, ha deciso di accelerare il processo di ridisegno della governance dell’Inps e dell’Inail e ha approvato un disegno di legge per disciplinare l’incompatibilità per tutte le posizioni di vertice degli enti pubblici nazionali, prevedendo, per quelli di particolare rilevanza, un regime di esclusività volta a prevenire situazioni di conflitto d’interesse.

    “Il Ministro, nell’esprimere, anche a nome del governo, apprezzamento per la sensibilità dimostrata da Mastrapasqua, – conclude la nota – lo ringrazia per il lavoro svolto in questi anni per il rinnovamento dell’Inps e il complesso processo di riorganizzazione dell’Ente derivante dall’incorporazione dell’Inpdap e dell’Enpals”.

     

  • Raul Bove 1291 giorni fa

    GIALLO MASTRAPASQUA – CHI HA FATTO SPARIRE, DALLA REGIONE LAZIO, I FALDONI ORIGINALI LEGATI ALL’INCHIESTA SULL’OSPEDALE ISRAELITICO IN CUI È COINVOLTO IL RE DELL’INPS?

    Lo ha detto chiaro e tondo ai suoi collaboratori: «Io non mi dimetto. Ho operato secondo le regole. E poi perché dovrei farlo soltanto io?».

    Antonio Mastrapasqua, presidente dell’Inps – nonché direttore generale dell’Ospedale Israelitico e con incarichi in decine di altri Enti pubblici – indagato per truffa aggravata, non vuole lasciare la prestigiosa poltrona. E da Palazzo Chigi rimbalza che la sua decisione è già arrivata alle orecchie del premier Letta. Eppure la poltrona sembra sempre più traballante.

    Tanto più che la vicenda giudiziaria che riguarda il potente manager si tinge ora di un nuovo giallo. Dalla Regione sono infatti spariti due preziosi, anzi preziosissimi faldoni: quelli contenenti i documenti originali che hanno determinato la stesura dei due protocolli con cui la Regione Lazio, a guida Polverini, aveva favorito, secondo la procura di Roma, proprio l’Ospedale Israelitico.

    Tutto per quegli interventi alla bocca erogati in regime di day hospital (e quindi con una richiesta di rimborso alla Regione più onerosa rispetto all’ambulatoriale), nonostante l’Israelitico non avesse questo specifico accreditamento. Mastrapasqua, difeso dall’avvocato Domenico Aiello, riversò i crediti dell’Israelitico, per 14,5 milioni di euro, all’Inpdap poi confluito nell’Inps.
    Il singolare furto della documentazione è stato denunciato dalla Regione ai carabinieri della Stazione di San Paolo. «La scoperta della mancanza dei due faldoni – spiegano dalla giunta Zingaretti – è emersa durante un accertamento effettuato stamattina (ieri per chi legge, ndr) quando si sono presentati i carabinieri del Nas che indagano sul caso e che avevano bisogno di quei documenti».

    Figuratevi la sorpresa, dunque. Nell’archivio degli uffici della Direzione Regionale Salute era tutto impilato in bell’ordine, peccato mancassero proprio quei due faldoni. «Si tratta – spiega la Regione in una nota – dei documenti in originale relativi agli atti istruttori che hanno portato a ratificare gli accordi con l’Ospedale Israelitico nei decreti del commissario ad acta n. 89 del 2011 e n. 149 del 2012». Ovviamente non è chiaro il momento in cui siano spariti i due faldoni.

    Quando sono stati rubati? E, soprattutto, da chi e perché? Il problema è piuttosto serio, perché se è vero che esistono le copie di quei preziosi atti, è altrettanto vero che per l’inchiesta della pm Maria Cristina Palaia gli originali sono quanto mai necessari. Non è del tutto escluso, infatti, che un avvocato piuttosto solerte e puntiglioso possa rivendicare il dubbio che le copie siano state contraffatte.

    Ma ecco perché sono importanti i decreti numero 89 e numero 149, siglati da Ferdinando Romano, ex direttore generale Programmazione e Risorse del Servizio Sanitario della Regione giunta Polverini, indagato nell’inchiesta giudiziaria che vede coinvolto Mastrapasqua. A quei tempi, la Regione avviò una trattativa con l’Ospedale Israelitico per superare in contraddittorio i rilievi emersi.

    Trattativa culminata in un accordo integrativo e modificativo di quello del 3 agosto 2011, successivamente ratificato, il 6 agosto 2012, con il decreto numero 149 del commissario «ad acta». La Polverini, appunto. A firmare l’accordo con l’Israelitico diretto da Mastrapasqua il funzionario regionale indagato.
    Il decreto numero 89 era stato invece concordato e firmato sempre dagli stessi protagonisti in questione il 7 giugno 2012. È anche su questi due atti pubblici che stanno lavorando inquirenti e investigatori. Peccato però che i certificati originali delle tappe che portarono alla definizione degli accordi siano ora misteriosamente scomparsi.