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Una Cosa Ogni Giorno Toglie L'ignoranza Dintorno

Quando papà era ragazzo, a cavallo del secolo, in un villaggio dell'Italia settentrionale, l'istruzione era solo per i ricchi.

Papà era figlio di un contadino poverissimo e ci diceva sempre di non ricordare nemmeno un giorno in cui non avesse lavorato.
Il concetto di non far niente non fece mai parte della sua vita. In realtà, non riusciva nemmeno a pensarci. Come si fa a non far niente?

contadino

Venne tolto dalla scuola dopo la quinta elementare, nonostante le proteste del maestro e del parroco locale che avevano visto in lui una grande capacità di apprendimento.
Andò a lavorare in fabbrica ed il mondo divenne la sua scuola.

Si interessava di tutto, leggeva tutti i libri, le riviste ed i giornali che gli capitavano sottomano. 
Gli piaceva ascoltare anziani ed imparare come era fatto il mondo al di fuori di quella cittadina che era stata patria della sua famiglia per tante generazioni prima di lui.
Aveva deciso che nessuno dei suoi figli sarebbe cresciuto senza istruzione.
Papà era convinto che il peccato maggiore fosse quello di andare a letto la sera ignoranti come quando ci si alza.
C'è tanto da imparare, anche se sei nato stupido, soltanto gli stupidi restano tali .
per rassicurarsi che nessuno dei suoi figli si lasciasse mai andare alla negligenza o alla pigrizia mentale, insisteva perchè noi ragazzi imparassimo almeno qualcosa di nuovo ogni giorno.

L'ora di cena sembrava il momento migliore per scambiarci quello che avevamo imparato durante il giorno.
Ricordo ancora quella tavola, carica di montagne di pastasciutta talmente alte che qualche volta non riuscivo ad intravvedere mia sorella seduta di fronte.
Le notizie che raccontavamo, non erano mai prese alla leggera, mamma e papà ascoltavano attenti ed erano sempre pronti a far commenti, spesso profondi ed analitici, comunque sempre a proposito.
Poi arrivava il gran finale, il momento che temevamo di più, quello in cui dovevamo dividere quanto avevamo imparato di nuovo in quel giorno.

Papà, a capotavola, spingeva indietro la sedia, si versava un bicchiere di rosso, accendeva un formidabile sigaro italiano, tirava una boccata, soffiava una gran nuvola di fumo e si metteva ad osservare la famiglia. 
Ci fissava a lungo uno alla volta, noi ci sentivamo intimiditi ed aspettavamo che dicesse qualcosa con una reverenza quasi sacra.
Infine la sua attenzione si fissava su uno di noi:- Bene raccontami quello che hai imparato oggi -.
- Ho imparato che la popolazione del Nepal è.....-.
Allora incomiciava la performance di mio padre, tirava in ballo la mamma chiedendogli: - Mamma e tu lo sapevi? -.
La risposta della mamma rompeva la concentrazione della famiglia:- Il Nepal?, non solo non so quale è la sua popolazione, ma non so nemmeno dove è -.

Questo era il gioco di mio papà perchè, allora, mi diceva di andare a prendere l'atlante per mostrare alla mamma dove è il Nepal, e tutta la famiglia scopriva l'esistenza del Nepal.
La cena non finiva mai senza che fossimo informati non solo sul Nepal, ma di almeno una mezza dozzina di fatti del genere.
Questa era la tecnica di insegnamento di papà; senza che ce ne rendessimo conto, la nostra famiglia cresceva insieme condividendo esperienze e partecipando all'educazione di ciascuno di noi.
Con il suo osservarci, ascoltarci, rispettare il nostro contributo, affermando il nostro valore, dando a ciascuno di noi una sensazione di dignità, papà era indubbiamente il nostro docente più importante.

imparare ogni giorno


Papà sapeva che non c'è meraviglia più grande della capacità umana di imparare, e che anche la più piccola particella di sapere è in grado di migliorarci.

La nostra vita ha un limite, ma quel che impariamo no.
Noi siamo quello che abbiamo imparato con profitto dalla vita.

 

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